Un aspetto a volte trascurato nella vicenda P2P-diritto d’autore, è il ruolo dei provider, silenziosi “alleati” degli utenti finali.
Durante un recente dibattito con i vertici politici e istituzionali sullo scottante argomento del diritto d’autore, è interessante leggere, a questo proposito, quanto rilevato dall’avvocato Fabio Macaluso dell’ITMedia Consulting, che ha evidenziato quanto segue:
L’assoluta mancanza di disponibilità da parte degli Internet provider sia a utilizzare sistemi di filtraggio, sia a pagare quote che possano garantire i dovuti introiti per i diritti d’autore in rete. Attualmente la loro situazione è la migliore possibile perché incassano abbonamenti anche grazie alla possibilità di scaricamenti gratuiti, sebbene illegali.
Al di là della fumosità del concetto di illegalità, ancora non ben definito normativamente quando si parla di reti di condivisione P2P, è interessante che sia sottolineato il fatto che gli utenti finali non siano i soli a difendere le pratiche di file-sharing.
Anzi, se l’utente ci guadagna un paio (un paio?) di canzoni, quando si parla di provider il guadagno diventa effettivo.
A questo proposito è importante anche l’intervento del consigliere SIAE Emidio Greco, il quale ha fatto notare che, al momento, vi sono due soluzioni possibili a disposizione di chi vorrebbe una maggiore tutela del copyright.
Accanto alla nota proposta francese, del primo richiamo e susseguente taglio della connessione a danno di chi scarica illegalmente, il consigliere rileva una seconda “tendenza”, che riguarda da vicino i provider:
Un indirizzo sul quale è attualmente orientato il governo inglese e a cui si pensa anche negli Usa è questo: un pagamento a monte d’una royalty sugli abbonamenti ad Internet, che permetterebbe di scaricare ogni opera legalmente. Una specie, insomma, di copia privata, in cui il diritto d’autore è assolto forfettariamente da chi guadagna sulle connessioni, cioè gli stessi Internet provider.
Il che si ripercuoterebbe, ovviamente, sul costo dell’abbonamento che pagherebbe l’utente finale: tutto sta, probabilmente, nel capire di quanto verrebbe aumentato tale costo.
Se non si dovesse trattare di aumenti eccessivi pro capite, forse non sarebbe una via sbagliata per ricomporre le esigenze di tutte le parti in causa e quantomeno avrebbe il pregio della trasparenza, rispetto ad altri metodi che tendono a colpire nel mucchio.
Se vuoi aggiornamenti su I provider: l’ago della bilancia tra copyright e P2P inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:
Io ci starei fino a 10 – 15 euro al mese di aumento… alla fine significherebbe avere accesso a tutte le opere dello scibile umano… sarebbe fantastico. Ma a quel punto quanta gente andrebbe in malora? Venditori di CD, DVD… sarebbe un casino.
sarebbe bello ma sarebbe un casino… imho è la via giusta da seguire, ma bisogna muoversi considerando tutte le possibilità.
di HalphaZ - 1 aprile 2009 - 13:21
E poi non vorrei che va a finire come per i CD: tassa sui CD e poi scaricare resta illegale e oltre a pagare le tasse allo stato le dobbiamo pagare anche alle major… spero che questa cosa non sia stata dimenticata.
Se andasse a finire così… bhe… non oso immaginare cosa succederebbe.
di HalphaZ - 1 aprile 2009 - 13:22
Anche io sono favorevole da molto tempo a questa soluzione. Io ritengo inoltre che ciò non porterebbe comunque a una drastica riduzione nelle vendire di DVD e CD.
In effetti va considerato un elemento secondo me importante: percentualmente, nel solo territorio italiano, quante sono le persone con accesso alla banda larga? In molte zone del paese l’ADSL non è disponibile, quindi è impensabile che tutte queste persone possano fare uso di programmi p2p. A tutte queste persone non resta che continuare a comprare supporti originali nei negozi.
Altro fattore fondamentale è la fascia di età degli internauti. Solo i ragazzi e le persone relativamente giovani hanno dimestichezza con le cosiddette nuove tecnologie. Ci sono milioni di italiani che non hanno alcuna familiarità con il PC,figuriamoci se sono anche solo in grado di capire cos’è un software P2P!
La vendita di supporti tradizionali non morirà mai proprio per questo: serve a colmare le lacune del “digital divide”.
Un ultimo dato: i supporti originali spesso costituiscono la fonte per i file audiovisivi in circolazione sulle piattaforme di p2p. C’è quindi una stretta connessione fra materiale originale e copie “piratate”.
di stefano73 - 8 aprile 2009 - 09:41
Sarebbe una buona soluzione ma chissà se e quando verrà applicata, comunque bisogna ricordare che i supporti di registrazione (indipendentemente dall’uso)sono tassati.
I rivenditori di cddvd non andrebbero in malora perchè l’ utente medio non pagherebbe un abbonamento che non sfrutterebbe al 100%.
di Luigi - 12 aprile 2009 - 23:04