Le associazioni di protezione del copyright ogni giorno rimarcano gli ingenti danni subiti per colpa della diffusione del P2P. Una ricerca olandese potrebbe far loro cambiare idea: il filesharing giova all’economia.
Il governo olandese ha commissionato una ricerca di 142 pagine inerente gli effetti economici della diffusione dei sistemi di filesharing. L’esito dello studio è stato sorprendente: la musica, i film e il software piratato sul P2P contribuiscono in modo determinante alle vendite dei prodotti originali.
Analizzando i dati sulla comunità di sharer olandesi, circa il 30% della popolazione, il governo ha infatti scoperto che il filesharing viene utilizzato principalmente come test delle opere.
Nella maggior parte dei casi ad ogni download corrisponde un conseguente acquisto del materiale originale. In aggiunta, i download cui non corrisponde un acquisto non pesano sull’economia del sistema perché riguardano opere che comunque non sarebbero state comprate nemmeno attraverso i canali di distribuzione tradizionali.
Il dato più importante rivelato dallo studio è che gli sharer sono coloro che più acquistano materiale protetto dal diritto d’autore. La ricerca ha infatti dimostrato che chi condivide videogiochi spende all’anno una somma di denaro in giochi legali nettamente superiore rispetto a chi non condivide. E lo stesso discorso vale per musica e film: lo sharer spende in media cifre annue considerevoli in opere audiovisive.
L’ennesima dimostrazione che la colpevolizzazione degli utenti non è la strategia adatta per risanare le casse dei detentori del copyright.
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Hanno scoperto l’acqua calda. Comunque complimenti a Marco, ottimo articolo, mi è piaciuto com’è scritto!
di Fr3d3R!K - 23 gennaio 2009 - 16:31
Hai ragione Fr3d3R!K, han scoperto l’acqua calda … ed in olanda potrebbe avere anche un discreto successo … “l’acqua calda” … eh, eh, eh.
Era l’anno 1998 tutti l’avevano con napster, dopo un hanno le case discografiche registrarono un sostanziale incremento di vendite, almeno un +5% e questa tendenza pareva confermarsi gli anni successivi.
Una cosa napster ha fatto, ha tolto di mezzo i pessimi prodotti. Infatti se ne sono giovati gli autori seri, capaci e che han captato bene il genere da suonare e cantare. Prima di napster c’erano cantanti e gruppi che spuntavano come funghi.
Un’altra cosa ha ha fatto napsetr, vendere on-line solo i brani interessati agli utenti e comporsi il cd da soli a prezzi stracciati. Non dimentichiamoci che le case discografiche riescono sempre a guadagnarci, agli autori e c. non è cambiato nulla, la stragrande maggioranza fanno la fame.
di Danilo Marcucci - 26 gennaio 2009 - 22:20