Le case discografiche e le aziende che si occupano di distribuire e vendere contenuti multimediali audio, da sempre danno la colpa del calo delle vendite dei CD musicali all’influenza del P2P, che da qualche tempo, a causa del costo a volte anche molto alto degli album, viene sfruttato per scaricare illegalmente i brani.
Giorni fa nuovi dati, giunti in Gran Bretagna come risultati di alcuni studi effettuati dall’industria del copyright e ripresi immediatamente dalla stampa e dalle televisioni nazionali, hanno fatto insospettire un giornalista del Guardian, Charles Arthur, che ha preferito effettuare personalmente delle indagini sull’argomento.
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“It’s not me, it’s not you”, è il nuovo album (molto atteso) di Lily Allen. Sarebbe dovuto uscire ufficialmente oggi, 9 febbraio. Eppure si scambia da più di una settimana sulle reti P2P, tra cui BitTorrent.
Evidentemente non si tratta della prima (e non sarà nemmeno l’ultima) a subire una fuga di questo genere. Metallica, ACDC, Coldplay, Madonna (e molti altri ancora), si sono trovati in una situazione simile.
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Negli ultimi giorni si è assistito al fiorire di “coming out” anti filesharing: dopo Carlo Verdone, Bryan Adams e Luca Barbareschi anche Laura Pausini ha espresso la propria opinione riguardo il P2P.
Nel numero attualmente in edicola della rivista Max la cantante inaugura la propria carriera da giornalista con un pezzo tutto dedicato al problema del download illegale.
Secondo la popstar, il filesharing è un problema determinante per le case discografiche le quali hanno subito danni ingenti, tali da indurre numerosi licenziamenti. Una questione di cui non sono responsabili solo gli utenti, ma anche il settore discografico.
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