Quando si parla ai cantanti della tutela del diritto d’autore, la risposta non può che andare in un senso ben preciso. Eppure, soprattutto i giovani artisti dimostrano un certo riguardo nei confronti di chi porta esigenze contrapposte alle loro.
Infatti, ecco alcune dichiarazioni interessanti (e interessate) rilasciate da due giovani protagonisti dell’ultimo Festival di Sanremo.
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Si è tenuto nei giorni scorsi a Firenze il convegno dal titolo Copyright e Copyleft in Internet, organizzato nell’ambito delle celebrazioni dei 150 anni del quotidiano La Nazione.
Alla riunione hanno partecipato diversi esponenti di spicco, rappresentanti delle varie parti coinvolte nella questione della tutela del diritto d’autore su Internet.
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Un aspetto a volte trascurato nella vicenda P2P-diritto d’autore, è il ruolo dei provider, silenziosi “alleati” degli utenti finali.
Durante un recente dibattito con i vertici politici e istituzionali sullo scottante argomento del diritto d’autore, è interessante leggere, a questo proposito, quanto rilevato dall’avvocato Fabio Macaluso dell’ITMedia Consulting, che ha evidenziato quanto segue:
L’assoluta mancanza di disponibilità da parte degli Internet provider sia a utilizzare sistemi di filtraggio, sia a pagare quote che possano garantire i dovuti introiti per i diritti d’autore in rete. Attualmente la loro situazione è la migliore possibile perché incassano abbonamenti anche grazie alla possibilità di scaricamenti gratuiti, sebbene illegali.
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Più volte si è parlato della Nuova Zelanda, nazione il cui governo si è sempre fermamente opposto al file sharing adottando anche misure molto discutibili.
Nonostante la dura opposizione degli sharer, degli stessi ISP e persino di politici e intellettuali, il governo non sembra intenzionato a ritirare l’art.92 del Copyright Emendament Act.
Secondo questa nuova norma, chiunque può essere disconnesso immediatamente da Internet nel caso in cui scambi opere protette da diritto d’autore, senza neppure che venga provata la colpa.
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Al momento della sua approvazione in Francia, la così detta dottrina Sarkozy, altrimenti nota come “legge dei tre colpi”, sembrava il giro di vite definitivo contro la cultura del file sharing, un modello che tutti i governi occidentali avrebbero finito per adottare.
Col “senno di poi” si è invece rivelato un clamoroso insuccesso non solo di fronte all’opinione pubblica, ma anche di fronte alle istituzioni: in Italia, nel Regno Unito e in sede di Consiglio Europeo si procede in maniera ondivaga, come dimostra il caso dell’emendamento 138, presentato e poi rigettato nel giro di pochi giorni.
L’ultima nazione, in ordine di tempo, a bocciare il modello francese è stata la Germania. La dichiarazione ufficiale rilasciata dal Ministro della Giustizia Brigitte Zypries (nella foto) non lascia davvero adito a dubbi.
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Tra i grandi “nemici” della tecnologia P2P c’è sicuramente la società paladina della tutela del diritto d’autore, la SIAE. Proviamo a conoscerla meglio, analizzando il suo punto di vista in materia di download di file musicali.
Per poter distribuire legalmente file in rete, la SIAE ha predisposto la licenza multimediale. Essa deve essere ottenuta da chiunque voglia detenere sul proprio sito del materiale coperto dal diritto d’autore.
In particolare, il titolare di un sito di questo genere sarà autorizzato a caricare, diffondere e permettere di scaricare i file musicali (upload, streaming e download, rispettivamente).
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Disavventura giudiziaria, ad Asti, per il gestore di un sito Web che vendeva musica online. Il Tribunale di Torino lo ha condannato, in grado di appello, nonostante egli si fosse premurato di ottenere la cosiddetta “licenza multimediale” da parte della SIAE.
Il gestore, denunciato dalla FIMI (Federazione dell’industria musicale italiana) e vincitore nel primo grado di giudizio, aveva provveduto a procurarsi solamente tale licenza, il cui costo serve a compensare i detentori del diritto d’autore.
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Duro colpo del giudice James Jones alle pretese avanzate a titolo di risarcimento del danno dalla RIAA nel caso Daniel Dove.
Dove, amministratore del sito EliteTorrents era stato arrestato dall’FBI e condannato a diciotto mesi di reclusione, la Corte gli aveva inoltre comminato una multa di 20.000 dollari per aver violato innumerevoli volte il diritto d’autore.
Non contenti della pesante condanna, gli avvocati della RIAA hanno avanzato una richiesta risarcitoria calcolata in base al mancato acquisto provocato da ogni singola infrazione al copyright perpetrata sul sito di cui Dove era amministratore. Inutile dire che con un tale criterio la somma richiesta non poteva non essere elevatissima, 124.769 dollari riducibili a “soli” 47.000 $ nel caso in cui Daniel avesse dato la propria disponibilità a partecipare ad un progetto antipirateria promosso dalla suddetta associazione.
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In passato ci siamo occupati delle lettere recapitate a circa 25000 cittadini britannici accusati di aver scaricato illegalmente materiale protetto da diritto d’autore. Nelle ultime settimane sono arrivate altre richieste di risarcimento, su iniziativa della compagnia tedesca DigiProtect. Ne ha parlato persino la BBC, forse a causa del motivo del contendere: il download e la condivisione di film per adulti.
Nella lettera si chiede un pagamento di circa 500 sterline che, nel caso non venisse corrisposto, sfocerebbe in una denuncia penale. Ma di sicuro quel che ha maggiormente oltraggiato e imbarazzato i destinatari delle missive è l’accusa di aver scaricato materiale pornografico: un’anziana signora ha dichiarato di essere svenuta dopo aver ricevuto la notizia, un’altra “fruitrice di porno”, sessantenne, sostiene di non aver mai sentito parlare di reti P2P e che il suo choc è stato tale da non essere riuscita a dormire per una settimana.
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Il Ministro delle Attività Culturali Sandro Bondi e l’ex commissario SIAE Mario Masi hanno tenuto una conferenza stampa per presentare le funzioni del nascente Comitato contro la pirateria digitale e musicale.
Il Comitato Antipirateria è stato creato per rispondere all’esigenza di riformare il diritto d’autore nell’era digitale avvalendosi della collaborazione di operatori di settore, ISP, tecnici e utenti. A questo gruppo si aggiungerà una lista di soggetti istituzionali tra cui i Ministeri dell’Interno, degli Affari Esteri, dello Sviluppo Economico, della Giustizia e il presidente di SIAE Giorgio Assumma.
Il progetto si propone di essere collaborativo nei confronti di utenti finali e sharer: verrà creato un apposito sito Internet dove, previa registrazione, si potranno liberamente esprimere opinioni e avanzare proposte riguardo la stesura del nuovo diritto d’autore. Il Comitato ha quindi deciso di operare sul canale della trasparenza, requisito fondamentale per poter ottenere il supporto da parte della comunità del filesharing.
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