Non c’è tregua per il famoso The Pirate Bay: a nulla sono serviti un cyberbunker e la protezione da parte del Partito Pirata svedese affinché il celebre torrent tracker continuasse ad essere raggiungibile da tutti gli utenti. L’ISP Telenor, così come stabilito dalle autorità danesi, dovrà continuare a bloccare l’accesso a The Pirate Bay.
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Tag: ifpi, telenor, the pirate bay
Continua negli USA il dibattito sul metodo dei “Three Strikes”. ZeroPaid, ad esempio, ha da poco fatto un resoconto di come sia andata la Congressional Internet Caucus’ State of the Net Conference, organizzata dal C.I.C.A.C. In questa conferenza, come c’era da aspettarsi, grande risalto ha avuto proprio la questione sulla possibilità di escludere i cosiddetti pirati dalla rete.
Ovviamente nel dibattito molte delle argomentazioni sanno di già sentito. Molti relatori hanno posto l’attenzione sull’importanza della rete nella vita contemporanea e sulla sproporzione conseguente fra il reato e la punizione; di contro altri hanno invece ribadito le ragioni della linea più dura.
Fra tutte le argomentazioni, forse la più interessante è stata quella di Shira Perlmutter della IFPI, ovvero l’associazione delle Major discografiche, da tempo favorevole alla regola dei “Three Strikes”.
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La guerra dei numeri sugli acquisti degli utenti P2P che, da diversi giorni, impazza sul web sembra non giungere ad una tregua. Dopo le due discusse ricerche contrapposte e le osservazioni del Guardian, IFPI ha deciso di sottolineare nuovamente la propria posizione.
A supporto delle proprie convinzioni, IFPI ha riproposto una ricerca condotta lo scorso marzo. La survey dimostrerebbe come gli utenti del P2P spendano meno in musica legale rispetto ad altre categorie di consumatori.
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Tag: ifpi, impatto p2p, ricerca
Proprio ieri vi abbiamo parlato di una recente ricerca che ha dimostrato come gli utenti di filesharing siano i migliori clienti in fatto di acquisto di musica legale. Puntualmente, IFPI ha voluto rettificare i risultati dell’indagine, riportando come le perdite per l’industria discografica siano severissime.
Il P2P sarebbe la vera e unica causa del declino economico delle major, perché ha facilitato la condivisione di contenuti illegali e, conseguentemente, non incentivato gli utenti ad acquistare supporti audiovisivi originali.
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Tag: ifpi, rettifica, viviane reding
Ormai la “Baia dei Pirati” sembra proprio inarrestabile: dopo i feed RSS e la VPN, il team svedese ha escogitato una nuova funzione per gli utenti del sito: la condivisione dei file.torrent su Facebook.
Chiunque visiti la pagina di un torrent ospitato sul tracker di The Pirate Bay potrà trovare il bottone “Share on Facebook“. Premendolo, si verrà reindirizzati su Facebook e il link al file.torrent verrà aggiunto al proprio profilo utente; in tal modo potrà essere visto ed eventualmente scaricato da tutti coloro che visiteranno la nostra pagina. Se la cosa prenderà piede, questa feature potrebbe costituire una specie di “pagina dei torrent preferiti”, o una serie di “consigli per gli acquisti” (o per meglio dire, “per gli scaricamenti”) fornita dagli utenti e per gli utenti.
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I responsabili di Pirate Bay sono in questi giorni sotto processo a Stoccolma per reati riguardanti la violazione del diritto d’autore. Non si tratta però di una causa come tante perché il giudizio riguarda il tracker più famoso al mondo e le conseguenze della sentenza potrebbero ripercuotersi su tutto il mondo del P2P.
Le aule del tribunale di Stoccolma vedono contrapposti i rappresentanti dell’industria del copyright e, nel ruolo di imputati, i gestori del sito: gli svedesi Peter Sunde, Gottfrid Svartholm Warg, Fredrik Neij e Carl Lundstrom.
Davanti al giudice, gli accusati hanno respinto le imputazioni e alla seconda udienza alcune di queste sono già cadute per fraintendimenti sul funzionamento del protocollo.
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La guerra tra provider e associazioni a tutela del diritto d’autore non accenna a fermarsi, generando preoccupazioni e lamentele da parte degli sharer.
Com’è noto, negli ultimi anni RIAA, IFPI e altre associazioni hanno spesso fatto pressioni presso i provider affinché i tracker torrent venissero resi irraggiungibili.
A volte sono state portate avanti battaglie legali con esiti spesso modesti per le major che si ostinano a non capire che nello smisurato mondo di Internet qualunque misura tecnologica può essere facilmente aggirata.
Il comportamento degli ISP è sempre stato ondivago, se alcuni per paura di perdere utenti si sono fermamente opposti alle richieste di RIAA e soci, altri hanno persino collaborato con le major anche per paura di conseguenze legali teoricamente pesanti.
Non tutti gli ISP sono però uguali, verrebbe da dire, dopo aver sentito le notizie provenienti dalla Danimarca, i provider danesi, infatti, intendono rivolgersi alla Corte Suprema contro la sentenza che li costringerebbe a bloccare Pirate Bay per non pagare pesanti sanzioni pecuniarie.
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Ancora mare mosso nella “baia dei pirati”. Il più grande ISP danese, la Tele-Denmark Communications (TDC) che fino a qualche anno fa gestiva il monopolio delle comunicazioni per conto dello stato e che tuttora possiede la maggior parte dei cavi presenti sul territorio, ha deciso di bloccare l’accesso a The Pirate Bay.
A convincere la TDC a questa presa di posizione c’è la sentenza di un giudice danese che, lo scorso anno, aveva imposto a Tele2 lo stesso provvedimento, spinto dalla denuncia da parte della IFPI, la Federazione Internazionale dell’Industria Fonografica, che aveva accusato la compagnia telefonica di violazione delle norme sul diritto d’autore permettendo ai propri utenti l’accesso al sito.
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La quasi totalità dei brani musicali circolanti in rete infrange i diritti d’autore di artisti e case discografiche.
La percentuale esatta, riportata in una recente ricerca condotta dall’International Federation of the Phonographic Industry, è del 95%.
A fronte di un mercato, quello degli stores legali online, cresciuto nell’ultimo anno in maniera considerevole fino a far registrare 1,4 miliardi di canzoni scaricate, sarebbe in aumento anche il traffico di materiale non autorizzato attraverso i sistemi di condivisione peer-to-peer.
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Il sito bulgaro TorrentValley smesso di esistere. L’IFPI, cioè la Federazione Internazionale dell’Industria Discografica, ha infatti annunciato la chiusura del tracker torrent.
A differenza del noto The Pirate Bay, TorrentValley era un sito di sola indicizzazione dei file poiché di fatto non ospitava alcun file torrent.
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