Un articolo pubblicato su ArsTechnica riporta alcuni dati molto interessanti. Pare che la crisi dell’industria musicale sia in fase di rallentamento. Certamente tra il 2007 e il 2009 ci sono stati ben 33 milioni di acquisti in meno per quanto riguarda CD, ma contemporaneamente si è assistito ad un timido rialzo degli introiti generali. Merito del deciso aumento degli acquisti digitali.
Certamente, nessuno fra le major pensa che i guai siano finiti: in effetti i danni ottenuti dal calo di acquisti in formato fisico non sono stati totalmente attenuati. Ma il dato che colpisce è che, contemporaneamente, si è assistito ad un calo dell’uso del P2P.
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Tag: cd audio, major, pirateria
La dialettica label-artisti è stata una costante fondamentale nella storia della musica popolare del secolo scorso. Come non ricordarsi delle imprese dei Sex Pistols che riuscirono a farsi stracciare contratti su contratti da major inorridite dai loro comportamenti, intascando cifre da capogiro da ognuna di esse? E come non citare i contemporanei Clash che, con la loro “Complete Control”, lanciarono uno dei primi atti di accusa contro l’influenza dei manager industriali nelle decisioni artistiche?
Recentemente un terzo incomodo si è, però, intromesso in questo storico rapporto: il mondo del P2P ha creato, più o meno legalmente, un modo di fruire la musica che scavalca la mediazione delle case discografiche.
Non sono di certo mancati gli artisti che sono insorti contro la pirateria. Tra i primi ricordiamo i Metallica e la loro polemica anti Napster; più recentemente è salita alla ribalta Lily Allen.
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Tag: artisti, major, pirateria
Continuano le ritorsioni degli hacker contro i siti di major e associazioni anti pirateria, ritorsioni portate a termine per protestare contro le politiche persecutorie attuate dalle associazioni a tutela del diritto d’autore.
Alcuni hacker hanno messo a soqquadro il sito dell’APCM, un’associazione anti-pirateria brasiliana che tutela gli interessi di società americane quali Universal, Warner, SonyBMG, Disney, Paramount, Fox e altri, insomma il gotha mondiale della cinematografia.
La vicenda inizia, almeno nei termini che a noi interessano, il 1 febbraio con la chiusura di Legendas.TV, un famoso sito dove è possibile trovare sottotitoli in varie lingue, soprattutto in portoghese, lingua ufficiale del Brasile.
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Qualche giorno fa vi avevamo parlato di iiNet, il provider australiano che ha deciso di guidare la protesta degli ISP contro i filtri sulle connessioni. Le principali major Hollywoodiane non hanno gradito la provocazione del fornitore di servizi e hanno quindi deciso di citarlo in giudizio.
Sette delle maggiori case di produzione tra cui spiccano Paramount, Sony, Twentieth Century Fox, Universal, Warner Bros e la Disney si sono riunite per creare un unico team che obblighi iiNet a provvedere all’implementazione dei filtri sul P2P previsti per legge.
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Tag: afact, apc, denuncia, disconnessione, disney, filtri, iinet, major, paramount, sony, twentieth century fox, universal, warner bros
Le Major americane più volte hanno fatto sapere che non rientra nelle loro intenzioni avviare e gestire il business in Corea del Sud, derivante dalla distribuzione di materiale audio/video tutelato da copyright.
Secondo Warner Bros infatti, commercializzare supporti magnetici (CD, DVD) in un mercato che si “nutre” di peer to peer, sarebbe alquanto azzardato.
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Un articolo recentemente pubblicato su TorrentFreak riporta come attualmente la situazione sia cambiata rispetto a qualche anno or sono per quanto concerne la visione del filesharing da parte degli artisti.
Ora come ora, sono sempre di più coloro che vedono un futuro in esso, inquadrandolo come uno strumento di pubblicità gratuità e una possibilità di espandere la loro notorietà.
È un dato di fatto che i loro incassi attualmente provengono, prevalentemente, dai concerti e dai gadget, più che dai loro album. Alla base del loro successo vi sono i fan e un modo per trovarne sempre di nuovi potrebbe essere appunto quello di liberalizzare il mercato musicale.
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L’NCC, ovvero il Consiglio norvegese dei consumatori, è sceso in campo per tutelare i diritti dei cittadini che hanno ricevuto una lettera dal proprio ISP che li accusava di pirateria contenente inoltre una richiesta di maxirisarcimento.
Molti internauti, spaventati dalle possibili ripercussioni, hanno pagato e soddisfatto le richieste degli ISP.
Con l’istituzione della Commissione neutra, avente funzioni di controllo, non sempre gli utenti saranno obbligati a soddisfare le richieste monetarie dei fornitori del servizio di connettività.
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Jammie Thomas, trentenne disoccupata, ha vinto la sua causa in tribunale contro la RIAA.
La Thomas era stata condannata al pagamento di 222 mila dollari per violazione di copyright, ma adesso non dovrà sborsare nemmeno un centesimo.
È stata giudicata innocente dal giudice perché non ha distribuito i file nella rete peer to peer, bensì si è limitata a metterli a disposizione. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma non lo è: mettere a disposizione non è sinonimo di distribuire se non si può provare che qualcuno abbia davvero scaricato quel file.
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Ormai è risaputo che le associazioni anti-pirateria unitamente ai provider si sono alleate per arginare la pirateria digitale. Le battaglie legali sono all’ordine del giorno e le Major sono costantemente sul piede di guerra.
Recentemente, al Broadband World Forum, John McMahon di Sony ha apertamente dichiarato che lo scopo primario sarà quello di contrastare il P2P mediante una stretta collaborazione con gli Internet Service Provider per far sì di contenete i danni economici arrecati dal file sharing.
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La dottrina Sarkozy sta imperversando in mezza Europa, e specialmente in Gran Bretagna. Secondo Bob Iger, numero uno della Walt Disney Company, dopo aver presentato l’ultimo musical prodotto dalla sua multinazionale, ha colto l’occasione per ribadire l’importanza del contrasto continuo alla pirateria informatica ricordando che i provider inglesi, qualche mese fa, hanno siglato un’intesa con le Major volto ad accentuare la loro collaborazione per scovare i pirati della Rete.
Mediante questo patto, l’ISP s’impegna a informare il proprio abbonato circa la presumibile violazione di copyright, senza disconnettere lo stesso.
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