Tag Archives: megaupload

Gli Anonymous attaccano la CIA

Gli Anonymous di nuovo i sotto i riflettori, questa volta protagonisti di un clamoroso attacco al sito della CIA (Central Intelligence Agency). Il gruppo di pirati informatici è riuscito nell’impresa di bloccare per ore il portale dell’agenzia americana che è caduto con molta, forse troppa facilità come un sitarello qualsiasi. Subito dopo gli Anonymous hanno rivendicato l’attacco, esultando su Twitter con lo slogan “Cia Tango Down!“. Il gruppo di pirati informatici, a quanto sembra, avrebbe utilizzato la collaudata trcnica del DDoS (distributed denial of service) per bloccare per ore il sito della CIA.

Non stupisce comunque quest’ennesima azione degli Anonymous.

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Btjunkie chiude i battenti sulla scia del caso Megaupload

Btjunkie chiude. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, Btjunkie è uno dei più noti motori di ricerca per file Torrent. La chiusura non è avvenuta dietro pressioni o minacce o cause legale, ma per volontà dello stesso fondatore di Btjunkie. Le motivazioni di questa clamorosa chiusura sono da ricercarsi nel caso Megaupload che sta continuando a spaventare chi lavora nel mondo del file sharing. L’annuncio della chiusura di Btjunkie è stato dato sottotono con un comunicato ufficiale direttamente sul portale.

Chi si recasse oggi su Btjunkie (ma non dall’Italia se non dietro proxy), leggerebbe poco righe che sostanzialmente dicono che l’avventura iniziata alcuni anni fa termina qui. Molte lotte sono state fatte ma è il momento di voltare pagina. Infine un ringraziamento a tutti gli utenti.

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Kim Dotcom, il fondatore di Megaupload rimane in carcere, negata la cauzione

Kim Schmitz, anche conosciuto come Kim Dotcom, il fondatore di Megaupload, dovrà rimanere in carcere. I giudici neozelandesi hanno infatti respinto la domanda di scarcerazione su cauzione presentata dai legali di Dotcom e per lui quindi le porte del carcere non si apriranno come invece successo per i suoi soci. Il tribunale ritiene infatti fondati i rischi di una sua fuga o comunque di un possibile tentativo di manomettere le prove. Ricordiamo infatti che sul fondatore di Megaupload pendono numerosi capi d’accusa tra cui quella di violazione di Copyright, riciclaggio e racket internazionale.

Una posizione pesantissima che verrà nuovamente valutata il 22 febbraio prossimo quando si terrà un’udienza in cui si discuterà della possibile estradizione negli Stati Uniti.

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Megaupload, l’FBI spiava Kim Dotcom dal 2006

Ogni giorno che passa il caso Megaupload si fa sempre più complesso e ricco di colpi di scena. L’ultimo arriva in nottata rilanciato da Cnet che porta alla luce alcune notizie davvero curiose. Nelle ultime ore sarebbero infatti trapelate addirittura alcune intercettazioni telefoniche tra Kim Dotcom e i suoi dipendenti oltre ad alcune sue email a partner e fornitori. Già, che siano emerse le intercettazioni è un fatto di per se molto curioso visto che c’è un’indagine in corso e questi elementi molto delicati non dovrebbero essere resi pubblici.

Inoltre pare che l’FBI controllasse, anzi spiasse Megaupload da molto tempo, più o meno dal 2006

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Megaupload, dati salvi sino a metà febbraio

Tirano un sospiro di sollievo, almeno solo per il momento, gli utenti del servizio di Megaupload. Ieri era girata la notizia che a breve tutti i server del network, sequestrati dall’FBI oramai da più di una settimana, avrebbero dovuto essere cancellati entro un paio di giorni con la conseguente perdita totale dei dati, anche di quelli legittimi e legali di molti utenti che utilizzavano Megaupload per lavoro o per svago. Dopo tanto chiasso, arriva fortunatamente la notizia di un’azione decisa di Ira Rothken, l’avvocato che difende il fondatore di Megaupload Kim Kim Schmitz, detto Dotcom, per tentare di risolvere questo pasticcio.

L’avvocato si sarebbe accordato con le Farm Carpathia e Cogent Communications che gestisocno i server, per rimandare la cancellazione dei dati almeno sino a metà febbraio.

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Megaupload, tutti i dati degli utenti andranno persi

Chi sperava di recuperare in qualche modo i propri dati sui server di Megaupload dovrà rassegnarsi, tutto ciò che era stato caricato andrà definitivamente perso. Una notizia che suona come una doccia fredda per tutti gli utenti che invece utilizzavano il servizio di file sharing in forma del tutto legale, magari anche per lavoro. Ma la beffa più grande arriva scoprendo il perché questi dati verranno cancellati. Chi pensa che questo atto derivi dalle indagini si sbaglia, la cancellazione avverrà come effetto collaterale al blocco delle attività di Megaupload.

Già perché Megaupload per le sue attività noleggiava server presso alcune note Web farm e nello specifico la Carpathia Hosting Inc. e la Cogent Communications Group Inc.

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Anonyupload, il sito che vuole emulare Megaupload è online

Anonyupload, il tanto discusso servizio di file sharing che qualcuno aveva accostato al gruppo degli Anonymous, è come da copione partito in questi giorni. Sito legale o fake che ha sfruttato il caso Megaupload per farsi pubblicità? Ancora presto per dirlo, ma in queste prime ore della sua vita ci sono già alcuni aspetti nuovi e interessanti. Il primo è che Anonyupload ha già raggiunto i 20.000 utenti e che per il momento non sono più accettate nuove registrazioni sino a quando non verranno attivati nuovi server per gestire più utenze.

Grande successo? Parrebbe di si, ma gestire un network simile costa e il team di Anonyupload ha dunque riaperto le sottoscrizioni volontarie tramite Paypal che serviranno, parole loro, per compare nuovi server e garantire un migliore servizio.

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L’FBI spierà Facebook e Twitter, è l’effetto Megaupload?

Il caso Megaupload è solo l’inizio, l’FBI ha deciso di estendere i controlli sulla rete e i prossimi obbiettivi saranno i social network e in particolare Facebook e Twitter. Quello che vuole fare l’FBI è molto semplice ed è quello di tenere sotto controllo le attività dei due maggiori social network della rete e per fare questo avrebbe chiesto ad alcune software house di realizzare un programma di monitoraggio continuo. L’FBI in un documento portato alla luce dalla rivista New Scientist, agirebbe nel nome della sicurezza nazionale. In poche parole spiare Facebook e Twitter permetterebbe di essere maggiormente pronti in caso di allarme nazionale.

Siccome oggi tutti usano i social network, l’FBI vorrebbe poter tenere sotto controllo eventuali sospettati e le relative azioni sul web.

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Fuori su cauzione i soci di Dotcom, mentre gli utenti di Megaupload pensano di denunciare l’FBI

Se Kim Schmitz, detto Dotcom, il fondatore di Megaupload dovrà rimanere in carcere ancora per un po’, così non si può dire per i suoi soci Bram van der Kolk e Finn Batato. Il giudice neozelandese David McNaughton ha infatti concesso loro la libertà su cauzione non ritenendo reale la possibilità di una loro fuga, cosa invece ipotizzata per Kim Schmitz. Bram van der Kolk e Finn Batato potranno dunque uscire di prigione per alcuni giorni in attesa dell’avvio della delicata fase processuale.

Nel frattempo però che i responsabili del network di Megaupload cercano di difendersi dalla accuse rivolte loro dall’FBI, scende in campo una terza forza del tutto inattesa e cioè gli utenti legali di Megaupload rimasti orfani di un servizio che utilizzavano anche per lavoro.

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Megaupload: niente libertà per Kim Schmitz e Megabox Digital Jukebox il vero motivo della chiusura del network?

Niente da fare, Kim Schmitz, detto Dotcom, il fondatore di Megaupload rimarrà in carcere, nonostante la richiesta di scarcerazione proposta da suoi avvocati difensori. Kim Schmitz, 37 anni di origine tedesca, rimarrà quindi dietro alle sbarre almeno sino al 22 febbraio. Le motivazioni che hanno fatto decidere il giudice neozelandese David McNaughton a non concedere la libertà al fondatore di Megaupload sono da ricercarsi nel rischio che l’imputato si desse alla fuga facendo perdere le sue tracce.

Ovviamente gli avvocati difensori del guru del file sharing si sono dati subito immediatamente da fare facendo ricorso, sostenendo tra le altre cose che le attività di Megaupload sarebbero paragonabili a quelle di Youtube. In buona sostanza se davvero il network aveva infranto le leggi sul Copyright era più giusta una causa per violazione di Copyright piuttosto che la chiusura totale del network seguita dall’arresto in massa dei suoi responsabili.

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