Si è concluso praticamente con un nulla di fatto il processo seguito alla “Operation Ark Royal“, che aveva portato alla chiusura di OiNK e all’arresto di cinque persone nell’ormai lontano 2007. I primi quattro “uploader” sono stati condannati meno di un anno fa ai servizi sociali e sanzionati con una multa; nulla se si considera che l’accusa chiedeva a gran voce il carcere. L’ultimo ragazzo, Matthew Wyatt, ha visto in questi giorni cancellata ogni accusa, dato l’impossibilità di determinare se egli fosse davvero l’origine dei file condivisi e se questi violassero davvero le leggi sul copyright.
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Multe in denaro e condanna ai servizi sociali: questa è la pena comminata a quattro utenti che condividevano materiale protetto da diritti d’autore su OiNK, tracker torrent chiuso (forzatamente) nell’ottobre 2007.
Per la precisione queste multe, comminate da tribunali britannici e olandesi, vanno dai 300 ai 500 euro e sono corredate, come detto, da un centinaio di ore di servizi sociali.
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L’amministratore del famoso maialino OiNK è stato accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode telematica, accusa ben più grave della violazione del diritto d’autore.
Lo scorso mese di Ottobre, il noto tracker torrent era stato chiuso dopo una brillante e congiunta operazione di polizia telematica che aveva visto coinvolti gli agenti olandesi e i loro colleghi inglesi.
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Brutte notizie giungono dalla Gran Bretagna per gli sharer, specie per ex utenti del famoso “maialino” Oink.
Secondo quanto riportato da Torrentfreak, la polizia di “Sua Maestà” starebbe avviando delle indagini nei confronti di numerosi ex utenti di Oink.
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Dopo più di tre mesi dalla vicenda Oink, non è stata ancora fatta chiarezza, infatti, anche se i server sequestrati sono tornati nelle mani dei provider, gli inquirenti hanno chiesto al giudice di poter continuare le indagini su Allan Ellis, suo padre e su tutte le persone coinvolte nel famoso tracker musicale. Dopo aver chiesto di proseguire le indagini a Dicembre, adesso gli inquirenti si sono rifatti avanti.
Allan Ellis aveva affermato sin da subito in una dichiarazione a Telegraph, a sua discolpa, che il suo sito non faceva altro che permettere agli utenti di cliccare su dei link, come fanno Google, Yahoo, o qualsivoglia motore di ricerca.
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