Ieri vi abbiamo informato degli scarsi ricavi ottenuti dagli artisti tramite il servizio di streaming Spotify: cantanti di sicuro successo come Lady GaGa hanno guadagnato, nel corso dell’intero anno, cifre davvero irrisorie, di poco superiori ai 110 euro. Il modello di streaming basato sulla pubblicità, acclamato dai media come il nuovo P2P killer, è ancora lontano dall’essere un’alternativa valida ai network di filesharing.
La popstar inglese Lily Allen, da tempo ossessivamente impegnata alla lotta al libero scambio fra gli utenti, è nuovamente intervenuta sulla questione, spiegando parte dei misteri che rendono Spotify così poco remunerativo.
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Lo streaming legale e gratuito si sta imponendo, da diverso tempo, come un’alternativa valida ai network di P2P. Servizi quali Spotify o Last.fm, i quali si autoalimentano tramite la pubblicità e le sottoscrizioni a pagamento, sono stati ormai accettati dalle major che, come prevedibile, hanno deciso di investire su questa nuova tendenza. Una recente polemica proprio su Spotify, tuttavia, sottolinea come lo streaming non sia abbastanza remunerativo, almeno per gli artisti.
Di poco tempo fa è lo sfogo del cantante svedese Magnus Uggla che, senza mezzi termini, ha portato alla ribalta gli inesistenti guadagni derivanti dall’utilizzo di Spotify:
Preferirei essere violentato da The Pirate Bay piuttosto che concedermi a Spotify.
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Una ricerca d’oltremanica svela le nuove tendenze dei giovani su Internet: poco P2P e moltissimo streaming. A rivelarlo sono gli analisti di Music Ally, società specializzata nell’analisi del mercato media in rete.
La ricerca ha sondato le abitudini di un campione di giovani fra i 14 e i 18 anni, rivelando come il download di musica da reti P2P sia diminuito, in questa fascia, dal 42% del 2006 al 26% attuale. Il fenomeno non è correlato a una maggiore consapevolezza dei giovani nei confronti delle leggi di protezione del copyright ma all’arrivo di nuove tecnologie, streaming in primis.
I dati provano inconfutabilmente come i ragazzi inglesi si siano spostati in massa sulle piattaforme di streaming, come Spotify e Myspace. Ad oggi, più del 65% degli intervistati usufruisce quotidianamente di musica in streaming sui principali portali dedicati.
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