È sicuramente un quesito interessante quelle che ZeroPaid pone ai suoi lettori, sulla scia delle riflessioni che in tante parti del mondo si stanno facendo. Se, infatti la politica delle lobby anti-pirateria sta spingendo verso una standardizzazione globale della legge dei 3 strikes, un grossa fetta della società civile si sta chiedendo se l’accesso a Internet non sia da annoverare tra i diritti umani.
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Continua negli USA il dibattito sul metodo dei “Three Strikes”. ZeroPaid, ad esempio, ha da poco fatto un resoconto di come sia andata la Congressional Internet Caucus’ State of the Net Conference, organizzata dal C.I.C.A.C. In questa conferenza, come c’era da aspettarsi, grande risalto ha avuto proprio la questione sulla possibilità di escludere i cosiddetti pirati dalla rete.
Ovviamente nel dibattito molte delle argomentazioni sanno di già sentito. Molti relatori hanno posto l’attenzione sull’importanza della rete nella vita contemporanea e sulla sproporzione conseguente fra il reato e la punizione; di contro altri hanno invece ribadito le ragioni della linea più dura.
Fra tutte le argomentazioni, forse la più interessante è stata quella di Shira Perlmutter della IFPI, ovvero l’associazione delle Major discografiche, da tempo favorevole alla regola dei “Three Strikes”.
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Un articolo su TorrentFreak richiama alla possibilità che la regola dei “Three Strikes” sbarchi, prima o poi, anche negli USA. Sembra che non sia al momento all’ordine del giorno, ma che varie lobby stiano preparando il terreno per poterla un giorno imporre.
Per chi non lo ricordasse, stiamo parlando di una legge che prevede la disconnessione permanente da Internet di qualsiasi utente che pratichi filesharing illegale e che abbia disatteso tre inviti a smettere di infrangere la legge. Dato l’altissimo numero di pirati, s’intende che questi avvertimenti, così come la condanna, vengano attuati senza passare per le consuete vie legali: a chi infrange la proprietà intellettuale non sarà concesso neanche un giusto processo.
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Il presidente di Vivendi, società controllata da Universal Music Group, ha affermato l’urgenza di esportare il modello francese anche oltre manica. La Francia, infatti, ha da pochissimo approvato un provvedimento che prevede sanzioni decisamente pesanti per gli utenti del filesharing, tra cui anche la disconnessione forzata dal web e l’arresto.
In una conferenza tenutasi a Hertfordshire, il presidente Jean Bernard Levy ha espresso soddisfazione per gli obiettivi raggiunti dalla Francia e ha proposto di esportare il modello:
Risulta ovvio come l’Inghilterra debba proteggere e sviluppare la propria industria dei media, adottando un modello simile al three-strikes francese.
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Tag: three strikes model, uk, vivendi
La Business Softare Alliance (BSA), l’organo di rappresentanza e di protezione dei produttori di software, ha voluto ribadire e aggiornare la propria posizione sul Three Strikes Model, il sistema che prevede la disconnessione dalla rete degli utenti di file sharing recidivi.
La BSA sottolinea la sua accettazione nei confronti di questo modello di punizione degli utenti che infrangono il copyright, ma aggiunge alcune precisazioni sul ruolo degli ISP e sulla tipologia di modello giudiziario da proseguire in caso di infrazione.
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Tag: bsa, isp, three strikes model
Al momento della sua approvazione in Francia, la così detta dottrina Sarkozy, altrimenti nota come “legge dei tre colpi”, sembrava il giro di vite definitivo contro la cultura del file sharing, un modello che tutti i governi occidentali avrebbero finito per adottare.
Col “senno di poi” si è invece rivelato un clamoroso insuccesso non solo di fronte all’opinione pubblica, ma anche di fronte alle istituzioni: in Italia, nel Regno Unito e in sede di Consiglio Europeo si procede in maniera ondivaga, come dimostra il caso dell’emendamento 138, presentato e poi rigettato nel giro di pochi giorni.
L’ultima nazione, in ordine di tempo, a bocciare il modello francese è stata la Germania. La dichiarazione ufficiale rilasciata dal Ministro della Giustizia Brigitte Zypries (nella foto) non lascia davvero adito a dubbi.
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Da tempo non si parla d’altro: il temuto three strikes model, il provvedimento che annuncia disconnessioni dalla rete Internet per gli utenti di filesharing. Proprio per questo motivo i colleghi di Ars Technica si sono chiesti come questo provvedimento venga recepito dagli sharer.
Lo scorso marzo in Gran Bretagna è stato condotto uno studio che ha messo in evidenza come il 70% degli utenti di P2P sarebbe disposto ad abbandonare le attività di sharing anche solo dopo un avvertimento legale.
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Drew Wilson, esperto del portale informativo ZeroPaid, ha steso un’interessante lista di predizioni tecnologiche che potranno avverarsi durante il corso del 2009. E naturalmente il filesharing è destinato ad essere oggetto di diverse rivoluzioni durante il corso dell’anno.
Considerati gli accanimenti subiti dal P2P nell’ultimo periodo e, non ultima, l’attuale crisi economica mondiale, Wilson elabora una predizione di cui vi riportiamo i punti più salienti.
- Gli ISP al controllo. Già dall’ultima metà del 2008 si assiste ad una feroce colpevolizzazione degli ISP, accusati di essere complici delle violazioni del diritto d’autore che si verificano sui network di sharing. Per evitare cause legali, gli ISP si ritroveranno, sempre in modo più pressante, a dover filtrare e monitorare le connessioni.
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